Vena del Gesso

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Dalla valle del Sillaro sino a Brisighella, nella valle del Lamone, le colline romagnole sono solcate da una spettacolare dorsale grigio argentea che interrompe bruscamente i dolci profili collinari conferendo un aspetto unico al paesaggio. L’affioramento, che è il più lungo rilievo gessoso in Italia, si sviluppa lungo 25 km per una larghezza media di un chilometro e mezzo. La migliore prospettiva sulla sequenza di maestose pareti rocciose si ha arrivando dalla pianura, mentre il versante settentrionale della dorsale si innalza scosceso ma è in gran parte rivestito dalla vegetazione. Tutta l’area è caratterizzata da peculiari morfologie carsiche, che comprendono doline, valli cieche e numerosissime grotte, tra le quali molti “abissi”. Si segnalano in particolare alcuni sistemi carsici, esplorati da valenti speleologi, che detengono il record europeo per l’estensione.

Ci sono un paio di grotte “turistiche”, cioè facili e sicure, adatte anche a scopi didattici per scolaresche. La maggior parte però è molto impegnativa ed è necessario avere seguito un corso di speleologia per poterle visitare.

Fra fine ottobre e gli inizi di novembre a Casola Valsenio si tiene “Scarburo” (http://www.casola2006.it/), si tratta di un convegno di speleologi dove, fra feste, esibizioni, gastronomia, mostre e dibattiti, c’è anche la possibilità di essere guidati, dagli esperti speleologi locali, nei meandri più nascosti delle grotte dei gessi romagnoli.

La denominazione di “Vena”, attribuita dai topografi dell’Istituto Geografico Militare, privilegia l’utilizzo minerario del corpo roccioso, da sempre sfruttato per l’estrazione del gesso. In molte zone sono ben visibili i segni delle passate attività estrattive, ma impressionante è soprattutto la gigantesca lacerazione di monte Tondo, dove una cava è tuttora attiva e le moderne tecnologie utilizzate producono rapide progressioni dei fronti e delle gallerie di cava a scapito del paesaggio, delle grotte e dei delicati ambienti gessosi.