Ravenna con gusto

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“E’ savòr”

Si mangiava il savòr nei mesi invernali, fino a primavera.Fra due mezze piadine costituiva un’ottima colazione, oppure, posto in un piatto al centro della tavola sul quale si intingevano i pezzi di pane, costituiva la seconda portata di un pasto tradizionale.Buono anche nelle crostate e come contorno alle carni lessate e sui formaggi.Scomparso da decenni, “è savòr” richiedeva per la sua lavorazione l’impegno di diverse persone di tutta la famiglia.
Procedimento: al tempo della vendemmia si riempia di mosto – privato dei raspi e delle bucce – un capace recipiente (l’ideale sarebbe il caro vecchio paiolo di rame) e si metta al fuoco: incomincia così una lenta cottura del liquido alla cui superficie si forma una schiuma che man mano viene tolta.Si prepari intanto, a parte, la frutta: pere, mele e mele cotogne tagliate a fette, gherigli di noci e mandorle, bucce di melone, scorze di arancio e di limone – opportunamente seccate all’aria nei mesi estivi –tagliate a striscette.
A mosto diminuito della metà, e finito di schiumare, si versi la frutta preparata fino a riempire di nuovo il recipiente.Si riporti a bollore lento, si rimescoli di continuo con un cucchiaio di legno, fino a quando (e ne occorre del tempo!) il tutto è diminuito di due terzi.La frutta, sciropposa, dovrà restare intatta e di colore scuro lucente insieme al resto.Un capace recipiente di terracotta accoglierà “è savòr” che sarà consumato nell’inverno e la cui squisitezza aumenterà con il passare del tempo.Ricco di zuccheri, vitamine e sali minerali, “il sapore” ha un altro potere nutritivo ed è ottimo a colazione, a merenda e nella preparazione di dolci.
(Da: “il Romagnolo” mensile di storia e tradizione della provincia ravennate)

“PIADINA”

La Piadina è la più classica delle specialità romagnole.E’ un pane àzimo di vecchissima tradizione cotto un tempo sul “testo”, l’apposita pietra posta su braci ardenti.E’ necessario impastare 500 gr di farina con 300 gr di strutto, sale, un pizzico di bicarbonato di sodio e tanta acqua tiepida quanta ne occorre per ottenere un impasto piuttosto duro ( aggiungete anche un cucchiaio di miele, ma che rimanga un segreto!).Stendetelo in cerchi dello spessore di circa qualche millimetro e del diametro di 15 cm. Cuocete le piadine sul testo, rigirandole spesso e punzecchiandone la superficie con le punte di una forchetta.Si mangia spaccata a metà, farcita di formaggio tenero, o di fette rosolate di pancetta.Il tutto da accompagnare con un buon vino rosso.