Fin dalla preistoria l’uomo ha estratto il sale che si depositava sui bordi delle lagune salmastre del delta del Po. Durante la stagione estiva le popolazioni umbre e venete scendevano dalle colline per rifornirsi di sale. Lo sfruttamento delle saline divenne poi più organizzato e furono probabilmente gli etruschi ed i greci ad utilizzare in pieno questa risorsa, costruendo le prime vasche.

Le Saline di Cervia, di origine etrusca, hanno reso questa città importante e florida per secoli. Attualmente si estendono su una superficie di circa 828 ettari con 144 vasche di varie dimensioni e profondità, separate da una rete di bassi arginelli con vegetazione alofila (amante del sale).

L’accesso ed il deflusso delle acque marine sono regolati da canali artificiali in collegamento con il mare e da un canale circondariale che distribuisce le acque. L’estrazione del sale attualmente avviene in modo parzialmente meccanizzato e l’attività viene continuata ancora in maniera artigianale a scopo prevalentemente turistico.

Dal punto di vista ambientale la coltura del sale ha una importanza fondamentale per gli equilibri microclimatici della zona e per mantenere un’area di rifugio ed alimentazione per gli uccelli migratori.

La salina è un importante sito di sosta e svernamento di Anatidi e Caradriformi (soprattutto Fischione e Piovanello pancianera) e di nidificazione di Cavaliere d’Italia, Avocetta, Sterna comune, Fraticello. Sono, infine, degni di nota, l’abbondante popolamento di Nono e la presenza, da confermare, dello Spinarello.

Tra le specie vegetali sono da segnalare Limonium bellidifolium, Trachomitum venetum.

I seicenteschi Magazzini del Sale, ora in disuso, sono stati recuperati per ospitare eventi culturali, mostre, spettacoli teatrali. Una sezione è dedicata al Museo della Civiltà del Sale, che illustra la storia di Cervia e il percorso del sale, con l’ausilio di filmati, pannelli, plastici e l’esposizione delle famose burchielle e degli strumenti tradizionalmente utilizzati per l’estrazione e la lavorazione.